Alex Spotti è un bambino di 9 anni ed è un vero e proprio tornado: un caos di oggetti persi e dimenticati e di guai piccoli e grandi lo insegue costantemente e lui non sa il perché. Decide allora di intraprendere un esperimento, di cui terrà nota in un Diario non diario, illustrato (e a volte commentato) dalla sorella maggiore Cate. Oltre a questo, ci sono tutti quei misteriosi libri che sua madre consulta sempre e un taccuino che lei nasconde prontamente alla vista di Alex…
Una graphic novel che ci permette di esplorare il punto di vista di un bambino con ADHD e che ci strappa tante risate grazie ad un protagonista irresistibile!
E ora la parte “psico” della “storia”
Disturbo da deficit d’attenzione e iperattività: questo è il significato dell’acronimo inglese ADHD (in italiano DDAI) che si utilizza per descrivere bambini come Alex.
Sono bambini distratti, che dimenticano o perdono gli oggetti molto facilmente, che all’apparenza non ascoltano e che sono come in una sorta di moto perpetuo perché faticano a stare fermi. Sono estremamente vivaci, sia intellettualmente che fisicamente, quindi si annoiano facilmente e spesso a scuola sono considerati come i buffoni (dai compagni) e l’elemento che disturba (dagli insegnanti): esattamente quello che accade ad Alex, che i compagni incitano a compiere marachelle ben sapendo che a lui vengono più facilmente e che possono usarlo come copertura, essendo “quello che fa i guai in classe”.
Alex mostra anche un lato fragile, tipico dei bambini e ragazzi con ADHD: l’autostima fragile. Tutto quello che gli viene rimandato dalle persone che lo circondano è essenzialmente che non ne fa una giusta.
Ma Alex è fortunato perché ha dei genitori che lo sanno capire e accogliere e un maestro che va oltre le etichette negative e riconosce il suo potenziale facendogli scoprire un ambito, quello del nuoto, in cui quelli che sono normalmente i suoi punti deboli possono diventare punti di forza. Così, col supporto degli adulti, Alex scopre il suo talento.
Questa storia mette in luce anche un altro aspetto importante dell’ADHD: la familiarità. Infatti il padre di Alex riferisce di essere stato come lui da bambino e, addirittura, di professione ha scelto di fare lo stunt-man!
L’ADHD è un funzionamento, non una malattia, e ha basi biologiche: è una caratteristica che rimane per tutta la durata della vita, anche se in età adulta tende ad essere meno evidente.
Rubrica a cura della libraia-formica-psicologa Carlotta