LE DEGENERATE

Trama

Stati Uniti, anni 1928: la Scuola del Massachusetts per deboli di mente è un luogo da cui, se entri, non puoi più uscire. Ma London non ha intenzione di arrendersi. Tra le grigie mura dell’Istituto conoscerà Rose, che ha la sindrome di Down ed è capace di grandi sogni, ma anche di astuti sotterfugi per ottenere ciò che vuole; sua sorella Maxine, che divide il suo grande cuore tra la passione per la musica, il sentimento di protezione per Rose e un amore inconfessabile; Alice, afroamericana abbandonata dalla famiglia perché nata col piede equino, che nasconde sotto un guscio indistruttibile la sua tenerezza. Riuscirà a coinvolgere Alice, Rose e Maxine nella sua ribellione?

Una storia forte e coinvolgente con personaggi che rimangono con il lettore ben oltre aver chiuso il libro.

Vincitore del Premio Andersen 2025 nella categoria Miglior libro oltre i 15 anni.

E ora la parte “psico” della “storia”

Questo romanzo è ricchissimo di temi dal forte impatto psicologico. Del resto, l’autrice è un attivista americana che da anni combatte per i diritti delle persone con disabilità. 

E’ una storia che parla di discriminazione e diversità e di come queste venivano affrontate solamente un secolo fa, epoca in cui erano ancora comuni nel mondo gli istituti psichiatrici in cui potevano essere internati, spesso senza il loro accordo, tutti gli individui “anomali” e rifiutati dalla società. 

Seguendo London, internata in quanto ragazza-madre e immigrata di origini italiane, entriamo nell’istituto e conosciamo le altre residenti, che si trovano lì per le più disparate cause: prime fra tutte Rose, con sindrome di Down e Alice per la deformità dovuta al piede equino, ma anche altre donne con problematiche comportamentali di aggressività e con orientamento sessuale differente da quello socialmente accettato all’epoca.

Questo perché la scuola attua i principi dell’eugenetica, ovvero isola chi non è conforme allo standard della normalità (pella bianca, normodotato, classe medio-alta ed eterosessuale) in modo che non possa riprodursi.

Le vite delle ragazze all’interno dell’istituto sono regolamentate rigidamente quasi al pari di una caserma e a far rispettare le severe regole sono le inservienti: colpisce come le dinamiche di comando ed i soprusi siano perpetrati proprio da esponenti appartenenti allo stesso genere delle internate, fatto che rende ancora più evidente come potesse essere labile all’epoca il confine tra l’essere una donna accettata dalla società ed una donna emarginata.

E’ molto interessante osservare anche le interazioni tra le internate perché si possono individuare i ruoli tipici dei gruppi sociali: London è la nuova arrivata e la sua presenza serve sia a esplicitare le regole e il funzionamento dell’ambiente in cui arriva sia a sfidarle, mettendole in crisi e infine rivoluzionandole con l’aiuto delle complici. Rose e Alice, con la loro evidente diversità fisica e l’indole mite, sono esempi di capro espiatorio e consentono alle altre di esternare le emozioni e le parti negative di sé, mentre Maxine, la sorella di Rose, svolge il ruolo di mitigatrice di tensioni, cercando sempre di evitare i conflitti e smorzare il clima teso. Infine, esiste anche una leader, che però, per via delle caratteristiche irascibili, aggressive e per gli atti di bullismo, si configura piuttosto come una leader negativa: pur essendo un personaggio secondario, è fondamentale per lo svolgimento della vicenda.

Un’ultima menzione va al linguaggio utilizzato per riferirsi alle internate: nel testo possiamo leggere i nomi con cui venivano apostrofate le persone diverse all’epoca, e termini come “ritardata”, “idiota” o “imbecille” sono ben lontani da quelli generalmente più politicamente corretti che utilizziamo ora.

Rubrica a cura della libraia-formica-psicologa Carlotta

Autore

J. Albert Mann

Casa editrice

Uovonero

Prezzo

16,00€

Età consigliata

da 15 anni in su

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