In effetti Marcellino chiama i Bizantini "Romani" e lo stesso fa Giordane. E fu così che Romani e Ostrogoti continuavano ad essere divisi dalla religione e dallo stato giuridico, vivendo insieme come due popoli distinti e separati. Bury questa visione degli eventi è inaccurata, in quanto nessun impero cadde nel 476, né tantomeno un "Impero d'Occidente". La prima fu l'Impero carolingio, che mirava esplicitamente a un grande progetto di ricostituzione dell'Impero in Occidente: simbolo di questa aspirazione fu il giorno di Natale dell'800 l'incoronazione a "Imperatore dei Romani" da parte del papa Leone III del re dei Franchi Carlo Magno. Ruffolo cita la secessione dei contadini della Pannonia, che per sottrarsi alla rapacità del fisco uscirono dai confini dell'Impero attraverso il Danubio per aggregarsi ai barbari (Giorgio Ruffolo, Secondo Mario Aventicense, s.a. 568, Narsete ricostruì Milano, distrutta dagli Ostrogoti nel 539, e numerose altre città. [83] Giustino I accettò il piano di Teodorico, e, come segno di approvazione, designò come console per l'anno 519 Eutarico, nonostante i Goti fossero rigorosamente esclusi dal consolato, a meno che non fosse l'Imperatore stesso a designarli. . [104] Nel 556 papa Pelagio si lamentò in una lettera al vescovo di Arles delle condizioni delle campagne, «così desolate che nessuno è in grado di recuperare»;[106] proprio a causa della situazione critica in cui versava l'Italia, Pelagio fu costretto a chiedere al vescovo in questione di inviargli i raccolti dei patrimoni pontefici nella Gallia meridionale, oltre a una fornitura di vesti, per i poveri della città di Roma. Anche se la sconfitta e l'uccisione di Oreste vengono descritti con un'accezione negativa: «Undique rei publicae mala consurgentia: ab omnibus undique gentibus oppressi et provincias et dominationem amiserunt.», «Ovunque sorsero i mali dello stato: [i Romani] persero sia le provincie sia il dominio, ovunque oppressi dalle genti [barbare].». Tuttavia, Paolo Diacono, come anche Giordane e Marcellino, considera gli avvenimenti del 476 come quelli della caduta dell'Impero romano d'Occidente, o dell'Impero romano con sede a Roma, ma non dell'Impero romano tout court, che formalmente continuava ad esistere in Oriente: come nota Pohl, infatti, la frase con cui l'autore longobardo dichiara caduto l'Impero romano d'Occidente con Romolo Augusto «si riferisce unicamente all'Impero romano a Roma» e per Paolo Diacono «l'Impero chiaramente ancora esisteva, anche se solo nell'Oriente». A differenza delle altre regioni dell'Impero occidentale, almeno nominalmente l'Italia continuava a far parte dell'Impero romano con sede a Costantinopoli, e Odoacre prima e Teodorico poi dal punto di vista costituzionale non erano altro che una sorta di viceré che governavano la Penisola per conto dell'Imperatore di Bisanzio. Secondo Heather, per sedare le rivolte interne erano in genere sufficienti pochi reggimenti (il Conte Teodosio riuscì a sedare una rivolta in Britannia nel 368 con solo quattro reggimenti), quindi, senza un massiccio attacco esterno, le spinte autonomistiche non avrebbero mai potuto portare al crollo dell'Impero; solo se tutte le province dell'Impero si fossero rivoltate tutte insieme, un crollo di questo tipo sarebbe stato plausibile.[66]. Per esempio, senatori come Basilio, Venanzio, Decio e Manlio Boezio ricevettero l'onore ambito del consolato e furono o prefetti urbani di Roma o prefetti del pretorio; Simmaco e Sividio furono sia consoli che prefetti di Roma, mentre Cassiodoro ricevette la carica di ministro delle finanze. [6] Guidati da Alarico,[7] tentarono di prendere Costantinopoli[8], ma furono respinti e si diedero quindi a saccheggiare buona parte della Tracia e della Grecia settentrionale. Non è un caso infatti che fu proprio in Occidente che Teodosio fu costretto a piegarsi supplice per ben due volte di fronte al semplice vescovo di Milano, Ambrogio appunto. Secondo la "Prammatica Sanzione" i governatori provinciali sarebbero stati eletti dalle popolazioni locali, ovvero i notabili e i vescovi; tuttavia sull'effettiva applicazione di tale principio sono emersi dubbi, dato che da tempo i governatori provinciali erano controllati dall'autorità centrale.[112]. [113] La Sicilia e la Dalmazia vennero però separate dalla prefettura d'Italia: la prima non entrò a far parte di nessuna prefettura, venendo governata da un pretore dipendente da Costantinopoli, mentre la seconda venne aggregata alla Prefettura dell'Illirico;[113] la Sardegna e la Corsica facevano già parte, fin dai tempi della guerra vandalica (533-534), della Prefettura del pretorio d'Africa. Questo elemento non è decisivo, perché la mancata menzione di Romolo Augusto potrebbe essere stata una semplice omissione del patriarca, che stava pur facendo un riassunto, ma dell'opera di Malco sono sopravvissuti dei frammenti riguardanti l'ambasceria del senato romano nel 476 annunciante la presa del potere da parte di Odoacre. [76] Inoltre i Goti furono esclusi dalla dignità onoraria di patrizio, ad eccezione di Teodorico stesso, che l'aveva ricevuta dall'Imperatore. In questo caso Teodorico interferì in modo concreto con i diritti dei cittadini romani sotto il suo dominio. Tuttavia, chiunque intenda sostenere che abbiano giocato un ruolo primario nel crollo dell'Impero e che i barbari abbiano solo accelerato il processo deve spiegare in che modo l'edificio imperiale abbia potuto collassare senza un massiccio attacco militare dall'esterno... A mio parere, invece di parlare delle presunte "debolezze" interne al sistema romano che lo avrebbero fatalmente predestinato al crollo, almeno per quanto riguarda la sua metà occidentale, ha più senso parlare dei "limiti" - militari, economici e politici - che gli impedirono di affrontare la particolarissima crisi del V secolo. Dopodiché Odoacre si diresse verso Ravenna: nella pineta fuori Classe (il porto di Ravenna) catturò e fece uccidere Paolo, il fratello di Oreste (4 settembre 476); Odoacre occupò in seguito Ravenna[43], dove catturò l'Imperatore Romolo Augusto che non poté far altro che abdicare e sottomettersi a Odoacre. La deposizione di Romolo Augustolo nel 476 d.C. Registri della cancelleria ravennate e Malco, Divisione dell'Impero, guerre civili ed imbarbarimento dell'esercito, Tentativi bizantini di ricostituzione dell'Impero d'Occidente. La nobiltà gotica non condivideva, tuttavia, le idee di Amalasunta: essi si consideravano come vincitori residenti nel mezzo di una popolazione vinta, e ritenevano che un re goto dovesse ricevere un'educazione più spartana; invece di apprendere la letteratura, che avrebbe potuto renderlo debole e effeminato, avrebbe dovuto allenarsi a rinforzare il proprio fisico e nell'arte militare. Tuttavia, non è nota la data esatta del decreto, e non è possibile stabilire con certezza se esso potesse aver influenzato la politica di Teodorico prima dell'esecuzione di Boezio. Per ottenere l'appoggio dei Visigoti e Burgundi contro Egidio, Ricimero dovette cedere ai Visigoti Narbona (462) e permettere ai Burgundi di occupare la valle del Rodano. [101][109] Roma, alla fine della guerra, contava non più di 30 000 abitanti (contro i 100 000 di inizio secolo) e si avviava alla completa ruralizzazione, avendo perduto molti dei suoi artigiani e commercianti e avendo accolto al contempo numerosi profughi provenienti dalle campagne. Vi era ancora un vicario di Roma, come anche tutti i governatori provinciali, suddivisi nei tre ranghi di consulares, correctores e praesides. Secondo diversi storici l'estensione spropositata dell'Impero lo rese ingovernabile dal centro e la conseguente divisione in una pars occidentalis e una pars orientalis non fece altro che accelerarne la rovina, favorendo i barbari invasori. Oltre all'Impero bizantino, unico e legittimo successore dell'Impero romano dopo la caduta della sua parte occidentale, altre tre entità statuali ne rivendicarono l'eredità. Basilisco salpò direttamente per Cartagine, mentre Marcellino attaccò e conquistò la Sardegna e un terzo contingente, comandato da Eraclio di Edessa, sbarcò sulle coste libiche a est di Cartagine, avanzando rapidamente. A tal fine, allestì una potente flotta per invadere l'Africa, ma questa, ancorata nei porti della Spagna, fu distrutta dai Vandali con l'aiuto di traditori. Lo studioso afferma che dal punto di vista costituzionale all'epoca vi era un solo Impero romano, che talvolta era governato da due o più augusti. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Giustiniano I, infatti, si era prefisso come scopo supremo la riunificazione dell'antico Impero romano. Early in the morning. Il diritto di nominare uno dei consoli dell'anno fu trasferito dagli Imperatori Zenone e Anastasio a Odoacre prima e a Teodorico poi. Per lo storico francese André Piganiol (L'Empire Chrétien, 1947) esse furono, anzi, la causa esclusiva della rovina dell'Impero romano d'Occidente. TONY, Cultura è un blog del sito Biografieonline © 2012-2020, «La cultura è un ornamento nella buona sorte ma un rifugio nell'avversa.» (Aristotele - Frasi sulla cultura), #snowday in #cernuscosulnaviglio #pianurapadana, #cheese #valcamonica #bre @valcamonica.food @onafi, Sopravvissuto. Il piano fu elaborato in accordo tra l'imperatore d'Oriente Leone, l'imperatore d'Occidente Antemio e il generale Marcellino che godeva di una certa indipendenza nell'Illirico. I circoli gotici, insospettiti dagli editti che Giustino aveva emesso contro gli Ariani, connessero la persecuzione dell'arianesimo con la riunione della Chiesa, e temettero che la politica imperiale potesse cagionare la formazione di un movimento anti-ariano in Italia; di conseguenza, Teodorico e parte della nobiltà gotica cominciarono a diffidare del senato, e in particolare di quei senatori che avevano rivestito un ruolo nel porre termine allo scisma. Tuttavia Nepote non ritornò mai dalla Dalmazia, anche se Odoacre fece coniare monete col suo nome. Secondo l'opinione di Zecchini, sarebbe da escludere che «prima di Marcellino fosse già stato stabilito in Oriente il nesso "deposizione di Augustolo-fine di Roma": esso sembra riconfermarsi [..] di derivazione occidentale e probabilmente simmachiana».[51]. Nel 1648 con la Pace di Vestfalia i principi feudali divennero praticamente indipendenti dall'Imperatore e il Sacro Romano Impero si ridusse a una semplice confederazione di Stati solo formalmente uniti, ma de facto indipendenti. Teodorico intendeva che fosse proprio Atalarico a succedergli. Se in quel momento l’Impero Romano, fosse rimasto forte e compatto, la resistenza dei romani sarebbe stata di gran lunga superiore rispetto agli avversari ed avrebbe fronteggiato al meglio i popoli invasori. In realtà, le lamentele di Alessandro erano soltanto un diversivo; il vero scopo della visita di Alessandro era concludere un accordo segreto con la reggente, la cui posizione si faceva ancora più traballante in seguito al deterioramento della salute del figlio Atalarico. Privato di molte delle sue precedenti province, con un'impronta germanica sempre più spiccata, l'Impero romano degli anni successivi al 410 aveva davvero poco in comune con quello dei secoli precedenti. Eh sì. La politica religiosa di Teodorico fu comunque tollerante, a differenza di quella dei Vandali e dei Franchi. Egli prende a sostegno della propria tesi l'indice degli Imperatori romani da Teodosio I ad Anastasio, un documento in latino compilato tra il 491 e il 518; l'elenco terminava con una frase secondo la quale a partire dal 497 non vi sarebbero stati più imperatori ma soltanto re, e Teodorico veniva definito dal documento "re dei Goti e dei Romani secondo il diritto romano"; inoltre, gli Imperatori sono numerati solo fino a Romolo Augusto, mentre i successivi, Zenone e Anastasio, vengono riportati senza numerazione. Area controllata da Costantino III (usurpatore). Infatti, gli Unni, ormai stanziati stabilmente in Ungheria, arrestarono il flusso migratorio ai danni dell'Impero, in quanto, volendo dei sudditi da sfruttare, impedirono ogni migrazione da parte delle popolazioni sottomesse. I primi anni della Repubblica furono incerti per la confusa situazione politica della Urbe. Amalasunta, allora, contattò il cugino Teodato, offrendogli il titolo di re, a condizione che ella avrebbe di fatto regnato a suo nome. "La lotta si trasformò in un corpo a corpo, fiero, selvaggio, confuso e senza il più piccolo respiro... Il sangue dei corpi caduti, da piccolo ruscello, fluiva in pianura in un fiume torrenziale. Se sia Giordane che Marcellino riconoscono il 476 come la data della caduta dell'Impero romano d'Occidente, o dell'Impero romano con sede a Roma, essi non la riconoscono tuttavia come la data della caduta dell'Impero romano tout court; infatti, esisteva ancora la parte orientale dell'Impero. Da quel momento in poi Roma sarebbe stata governata dai re goti.», La stessa frase è presente nella Getica dello storico goto Giordane, che aveva evidentemente utilizzato Marcellino come una delle sue fonti. [16][17][18] A quella data già da alcuni anni la capitale imperiale si era trasferita da Milano a Ravenna,[19] ma qualche storico candida il 410 quale possibile data per la caduta dell'impero romano.[20]. Alcuni storici hanno individuato nelle invasioni o migrazioni barbariche la ragione principale del crollo finale dell'Impero romano d'Occidente, pur riconoscendo i limiti interni dello Stato romano che agevolarono la caduta. Secondo le loro tesi il Cristianesimo avrebbe reso più deboli militarmente i Romani, in quanto incoraggiando una vita contemplativa e di preghiere e contestando i tradizionali miti e culti pagani, li aveva privati dell'antico spirito combattivo, lasiandoli in alia dei arari. [41] Odoacre, tuttavia, essendo stato amico del padre Oreste, decise di risparmiargli la vita, relegandolo in un castello della Campania, detto Luculliano (a Napoli, dove sorge l'attuale Castel dell'Ovo), e concedendogli una pensione annua di 6 000 soldi d'oro[44]. Anche se l'Occidente romano crollò sotto l'invasione dei Visigoti all'inizio del V secolo, il rovesciamento dell'ultimo imperatore, Romolo Augusto, non fu compiuto da truppe straniere, ma piuttosto da foederati germanici organici all'esercito romano. Sopravvisse ancora per qualche anno il Regno di Soissons, ultima enclave dell'Impero romano d'Occidente nella Gallia settentrionale, che nel 486 venne conquistato dai Franchi. A seguito della perdita di gran parte della flotta, la spedizione fallì: Eraclio si ritirò attraverso il deserto nella Tripolitania, tenendo la posizione per due anni finché non venne richiamato; Marcellino si ritirò in Sicilia. Questo perché si era dichiarato formalmente subordinato all'Imperatore d'Oriente, per cui governava l'Italia in qualità di "patrizio". L’unica eccezione alla regola, fu rappresentata dall’imperatore Diocleziano che però non riuscì ad evitare la fine dell’Impero Romano ed il successivo avvento del Cristianesimo. Tuttavia, è possibile che le necessità dell'esercito di Odoacre fossero soddisfatte senza una drastica applicazione del principio di spartizione. [80], Teodorico, comunque, anche se conservò il sistema di governo romano tardo-antico, portò anche delle innovazioni, affiancando alle istituzioni romane un apparato amministrativo-burocratico gestito dai Goti, dalle tendenze centralistiche. In questo senso, se non avesse rinunciato Odoacre al titolo di imperatore per dichiararsi invece Rex Italiae e "patrizio" dell'imperatore d'Oriente, l'impero avrebbe potuto perfino dirsi conservato, almeno nel nome, se non nella sua identità, da tempo profondamente mutata: non più esclusivamente romana e sempre più condizionata dalle popolazioni germaniche, che già prima del 476 si erano ritagliate ampi spazi di potere nell'esercito imperiale e di dominio in territori ormai solo formalmente soggetti all'imperatore. Il suo principio era di non imporre a forza la conversione all'arianesimo ma di tollerare tutte le religioni, in quanto riteneva un'ingiustizia costringere i propri sudditi a convertirsi all'arianesimo o a qualunque altra religione contro la propria volontà. Nel riassunto dell'opera di Malco redatto dal patriarca di Costantinopoli Fozio nel IX secolo, non vi è la minima menzione della detronizzazione di Romolo Augusto, mentre invece l'assassinio di Nepote viene menzionato. È stato tramandato a questo proposito un aneddoto secondo il quale Teodorico avrebbe fatto giustiziare un diacono cattolico in quanto reo di essersi convertito all'arianesimo allo solo scopo di ottenere i favori del re. Le conseguenze della guerra si fecero sentire sull'Italia per alcuni secoli, anche perché la popolazione, per non essere coinvolta, aveva abbandonato le città per rifugiarsi nelle campagne o sulle alture fortificate meglio protette, portando a compimento quel processo di ruralizzazione e di abbandono dei centri urbani iniziato nel V secolo. [73] Teodorico ufficialmente era magister militum e governatore d'Italia per conto dell'Imperatore d'Oriente. Nel Natale dell'800 il re dei Franchi Carlo Magno venne incoronato "Imperatore dei Romani" da Papa Leone III. Verifica di storia sulla caduta dell'Impero Romano d'Oriente e la Guerra dei cent'anni, per la scuola secondaria di I grado (adatta ad una classe I o II). Il 9 maggio del 480 Nepote venne ucciso presso Salona dai conti Viatore e Ovida. Maggioriano dovette dunque rinunciare alla spedizione e, tornato in Italia, fu detronizzato per volere di Ricimero (461). Scarica il pdf (85 Kbs) La Repubblica - Robinson. Il principio generale era l'assegnazione di un terzo delle tenute romane ai Goti; ma, poiché la commissione che aveva il compito di portare avanti la spartizione era sotto la presidenza di un senatore, Liberio, si può assumere che i possedimenti senatoriali vennero risparmiati per quanto possibile. In quell'anno, un numero mai visto prima di tribù barbariche approfittò del gelo per attraversare in massa la superficie ghiacciata del Reno: Franchi, Alemanni, Vandali, Svevi, Alani e Burgundi sciamarono attraverso il fiume, incontrando una debole resistenza a Moguntiacum (Magonza) e a Treviri, che furono messe a sacco. La mancanza di un erede legittimo al trono fu un grosso problema per un Impero che, dai tempi di Teodosio il Grande, basava il proprio governo su un sistema ereditario. Gli eventi del 476 sono stati considerati "la caduta dell'Impero d'Occidente", ma secondo J.B. Inoltre Bisanzio non aveva alcun mezzo militare, né un reale interesse, per far valere le proprie ragioni. Se alcune fonti propagandistiche parlano di un Italia florida e rinata dopo la conclusione del conflitto,[103] la realtà doveva essere ben diversa. I Bizantini erano però governati allora dall'Imperatrice Irene, illegittima agli occhi dei cristiani occidentali in quanto donna, al di là del fatto che per impossessarsi del potere e regnare da sola aveva ucciso il figlio Costantino VI. Ai limitati successi di Costanzo ed Ezio contribuirono certamente gli Unni, lo stesso popolo che aveva provocato indirettamente le crisi del 376-382 e del 405-408. Tuttavia, come nota Zecchini, «neanche alla scomparsa di Nepote viene attribuito un ruolo epocale o comunque di particolare rilievo». Il cristianesimo viene considerato da alcuni storici e filosofi (soprattutto gli illuministi del XVIII secolo: Montesquieu, Voltaire, Edward Gibbon) la causa principale della caduta dell'Impero romano d'Occidente. Si giunse così ad un'epoca in cui rimase in piedi il solo Impero romano d'Oriente, da allora definito dalla storiografia moderna come Impero bizantino più che come Impero romano d'Oriente. - Usurpatore dell'Impero romano d'Occidente negli anni 392-394. Provava inoltre che a Roma esisteva sempre un senato e che ad esso si attribuiva ancora la prerogativa di essere il depositario del potere sovrano in concorrenza con gl'imperatori, e la capacità giuridica di convalidare la proclamazione di un nuovo imperatore. In seguito Ottone I di Sassonia, nel X secolo, trasformò una parte del vecchio Impero carolingio nel Sacro Romano Impero. Vandali Silingi (nel 421 Vandali e Alani). Storia della decadenza e caduta dell'Impero romano (titolo originale The History of the Decline and Fall of the Roman Empire) è un'opera storica in sei volumi scritta dallo storico inglese Edward Gibbon.Traccia le tappe della civilizzazione dell'Occidente - raccontando pure le conquiste islamiche e mongole - dall'apogeo dell'Impero Romano alla conquista di Costantinopoli da parte di Maometto II.