Tutta la creazione tende, per povertà e desiderio, al Signore. Tutti testi che convergono verso l'idea che si tratti di un atteggiamento di Dio quando si rivolge all'uomo, o di persone (Davide e Giobbe) che testimoniano Dio. Il mondo, la natura, le città, private della luce di Dio, sono in attesa di Lui e del suo intervento. - Riguardo al segno de vs 30 si notano espressioni rare che vengono usate solo in Lv 25, 11 quando si danno istruzioni per l'anno giubilare. (Al vs 3 nei LXX non c'è "castigo" ma "visita"). Terzo punto: Israele cosa fa? C'è poi corrispondenza fra capacità creatrice di Dio e sua signoria su tutto il creato. E nel vangelo, la nostra attenzione non è attratta dal fatto che si svolge un funerale; la cosa veramente importante è che il Signore si accorge della madre, della madre che piange. Il testo ci fa vedere che nessuno è esente dalla sofferenza, ma tutti siamo destinatari di un messaggio di speranza. Un rapporto quindi che non ci spaventi, ma ci permetta di godere delle sue stesse benedizioni. Nei Corinti il primato della profezia rispetto alle lingue è un discorso audace: ma "le lingue" pur essendo rivolte a Dio, partono dagli uomini, mentre la profezia parte da Dio e va verso gli uomini. Questa importante memoria deve allargare il nostro cuore verso i popoli dell'estremo oriente, così numerosi e così poco toccati dal Vangelo. Si tratta di essere umili e di concentrare l'attenzione su Gesù perché Dio dice: "volgerò lo sguardo sull'umile dal cuore spezzato, su chi teme la mia parola" (vs 2). Nel vangelo si dice che tutto il popolo è battezzato dopo che Giovanni Battista è condannato. La fede non può essere altro che stupore, a partire dalla nostra presenza qui, raccolti appunto dalla misericordia di Dio. Le cose descritte capitano a tutti. - Ci sono due elementi che fanno pensare che il lavoro di cui si parla sia la Pasqua. - vs 6: "Una tenda (tabernacolo) fornirà ombra" ,un grande rifugio mobile ed agile. - Oggi la Chiesa ricorda santa Giovanna Francesca di Chantal, sposa e madre; rimasta vedova, fondò la famiglia della Visitazione, dedicando la sua vita alla preghiera e al servizio ai poveri. - Il vs 1 è molto importante. - Tra la prima e la seconda parte non c'è consequenzialità: non è che il popolo si converta e Dio li salva, c'è l'assoluta gratuità di questo giudice e di questa sapienza. - Colpisce l'ultima parte del testo dove si avverte una specie di rigetto del Signore verso l'assurda consacrazione, una specie di farsa, con uno pseudo ministro. Questa è alleanza per il male. Tutto va in crisi, tutto va in giudizio. - Testo "nuovo", molto importante. Oggi il Signore ci fa il regalo bellissimo di una vita da Lui visitata attraverso questo libro aperto; così ci possiamo unire al suo canto di esultanza per il Padre. Siamo ciascuno affidati ad un angelo, gli uomini e gli angeli si sono incontrati. Così oggi c'è una terza mamma, dopo le due di ieri (la madre e le realtà che svolgono su di noi una funzione materna). Al vs 3 in latino al posto di "mio popolo" c'è la parola "genti", ed al vs 5 in greco invece di "il mio braccio ha salvato me" dice "il mio braccio vi ha salvati", quindi c'è un'estensione dell'opera di salvezza a tutti. - Nel testo di oggi parla colui che è stato mandato dal Signore e ci rivela che è stato mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, ai cuori spezzati, agli schiavi, ai prigionieri. - Il cap 9 è stato come un confronto: il Signore vuole mettere in evidenza l'inefficacia del potere regale. Questa non è una diminuzione del nostro rapporto personale con Dio, anzi ne è la pienezza. - vs 2: nasconde un grande mistero di forza e piccolezza. Chi può rivolgersi a Dio in modo così imperativo? L'immagine del sonno e dei sogni è molto utile. Tutti sono figli del Signore che conduce tutti a sè. E' questo che noi dobbiamo sempre fare per tutte le cose che il Signore ha fatto per noi. Appartenere al Signore è importante, contro la quotidiana tentazione di fare da soli. "il mio diritto sarà luce dei popoli" cioè si depositerà , riposerà nella luce di popoli, un diritto nuovo, non violento, ma di pace e di luce... - vs 1-3: DIO-ISRAELE. Se veramente quello di cui si parla è l'orgoglio, il peccato antico, la creazione geme perché non è solo spettatrice, ma è coinvolta in questa vicenda. Per distrazione dello spirito, non riesce più a soffermarsi sull'opera di Dio. Se le cose stessero così, nessuno potrebbe salvarsi. Tutte le volte che cessa il rapporto con la Parola c'è questo capovolgimento: non siamo noi che siamo guariti da lei, ma noi che facciamo un piacere al Signore. Al vs 12 la tenda (il corpo) divelta e gettata lontano è la separazione fra l'anima ed il corpo causata dalla morte. Il Signore ci chiama per nome: ci ha creati a sua immagine e siamo suoi. - Oggi le parole del Libro del profeta Isaia sembra ci dicano che Dio partecipa della vicenda umana in un modo straordinario e per noi impensabile. Fa pensare al discepolo che nell'ultima cena posa il capo nel grembo del Signore. - vs 27: "i convertiti", in ebraico vuol dire "ritorno": è un'opera del Signore che fa tornare al principio. Il vs 11, che si può attribuire a Dio, dice che Dio non è indifferente: è con noi, si commuove profondamente e partecipa alle vicende dell'uomo. La situazione d'iniquità se la assume Gesù che soffre anche per l'abbandono del Padre: "perché mi hai abbandonato?". - Il confine fra la desolazione e le cose positive è molto labile, ci vuole grande attenzione per le piccole cose. - La presenza delle donne e dello Spirito fa pensare a Maria ed allo Spirito Santo che la feconda e fa fiorire il deserto. Di Lui si dice della sua obbedienza alle parole del Padre e poi della grande novità da lui portata: la salvezza universale. 9-1-01 Is 38, 1-8; 1 Co 10, 14-22; Lc 12, 49-53 (Massimo Masi). L'affermazione dell'unicità di Dio esige il "no" a tutte le altre ipotesi. Al vs 10 mostra che la battaglia spirituale da combattere è mantenere mitezza verso lo Spirito che è interno a ciascuno di noi. Oggi è anche la memoria della morte del cardinal Lercaro; preghiamo per essere sempre più aperti al dono che ci è stato fatto col Concilio. Se c'è Lui tutto è diverso, nella parabola di oggi il povero era a terra mezzo morto, ma il sopraggiungere del Samaritano misericordioso cambia completamente la sua storia. - Il testo d'Isaia si può leggere in modo molto positivo: basterebbe considerare il vs 25: "Io, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati"; poi indica la strada della piccolezza, dell'umiliazione e anche della punizione per cancellare i peccati. Tutto aspetta il Signore; tutta la nostra vita ha bisogno del Signore, perchè solo Lui può sanarla. Ieri insieme ai segni di distruzione e rovina abbiamo visto che il Signore dà ai suoi la possibilità di viverli con speranza. Evitare la presunzione di poter essere come Lui (idolatria di noi stessi), ma anche non scoraggiarci. La sofferenza del popolo messianico è ad un livello di drammaticità assoluta, perché non è un estraneo, è il Figlio. - Il quadro che la Parola di Dio ci sta offrendo in questi giorni è quello di una bellissima festa di grazia, di amore e di nozze. Quando Ciro parla è Dio che parla. - I dolori come di partoriente, sono una ripresa di quanto detto al cap 19, 16 riguardo agli Egiziani (femmine). Chiediamo perdono per tutto quello che occupa indebitamente il nostro cuore e lo distoglie dall'ascolto della parola del Signore. Questi elementi sono presenti nei vangeli della passione e resurrezione. E' in grande contrasto con la prima parte, tutta piena di consolazioni. La domanda non ha risposta, viene usato lo stesso verbo della Madonna, "com'è possibile". E' una parola che viene ripetuta varie volte. - Siamo grati per quanto ci è stato detto nell'introduzione e per la scelta del vangelo di Zaccheo che si conclude dicendo che il figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare chi era perduto. C'è continuità fra missione e grazia del consacrato e missione e grazia di tutti noi. Solo l'intervento del Signore può cambiare la situazione (vedi conversione di Paolo). - "Se tu avessi ascoltato" ci sarebbe stata la sovrabbondanza, la fecondità. - L'Ebreo fedele come può leggere oggi questo testo? - La parola "confidare" c'è cinque volte nel testo di oggi. Sono tutti testi pasquali. Anche noi siamo inadeguati. Qui si parla di alleanze, di un'operosità che viene messa in moto per risolvere il problema dell'Assiro. Chi preparare le strade? - vs 3: "perché il Signore ha pronunziato questa parola". E' proprio la Pasqua. - Sempre nel vs 2 si parla di figli che hanno tradito la paternità di Dio, e più avanti la descrizione della figlia di Sion, piena di lividure, richiama la passione di Gesù. Nelle parabole dei banchetti la sala deve essere riempita ed entreranno "buoni e cattivi". - L'immagine del germoglio presentata oggi da Isaia, è la più bella per esprimere la speranza che il nostro Dio misericordioso vuole riaccendere nei nostri cuori. Forse la preghiera. E' questa madre che oggi noi possiamo accostare ad Anna; non è la sua morte il problema, è la nostra morte. - Sembra che non si possa trovare una via per accogliere il Signore. - Viene distrutta la grandezza e l'orgoglio, rimane la piccolezza (il resto impotente) che è quanto serve per la salvezza. Questo è il mistero della storia: noi siamo sempre in quattro gatti, siamo sempre esposti al declino della fede cristiana, siamo rimasti in pochi e ci si deve chiedere: "E' un segno di decadenza questo, oppure è l'affermarsi del reietto?" - vs 27:;San Gerolamo traduce: "Ecco il nome del Signore viene da lontano, ardente nel suo furore e pesante da portare". Bisogna affaticarsi ed anche piangere dentro il mistero dell'esistenza. La predilezione di Dio per il suo servo si diffonde a tutto il popolo. Lui è stato chiamato e tutte le sue imprese hanno avuto successo. E' una memoria limpida e lieta. - Ringraziamo il Signore e la Vergine Maria che ci consentono di celebrare la memoria della Vergine Addolorata. O chi mai è stato suo consigliere? - Nei LXX l'invito a consolare è rivolto ai sacerdoti, cioè ad ogni battezzato. - Gerusalemme è ciascuno di noi, è una preda ambita fra due contendenti: il Signore ed i nemici che l'assediano. - La regola, ponendo alla nostra attenzione il tema della carità, ci aiuta a meditare le parole che ascolteremo dal Profeta. Il vangelo, con la parabola della trave e della pagliuzza, ci dice che ci vuole una grande tenerezza nei confronti del fratello. 7-12-00 Is 32, 1-8; 1 Co 5, 1-13; Lc 11, 5-13 (Francesco). Però poi lui stesso diventa strumento, come lo è stato Ponzio Pilato, per la distruzione e riedificazione del tempio. La sua Pasqua è il grembo della misericordia di Dio e la sua Passione sono le doglie del parto per un'umanità nuova e riscattata. Però il loro parlare è anche fare memoria (agli altri) del Signore e delle sue opere. Anche il termine usato per dire città è diverso da quello usato ieri (cittadella: città fortificata); oggi si tratta di una città abitata. - "umiltà" del vs 14 in greco è un termine raro che significa "ansietà timorosa". E' un agire mite ed invasivo, affinchè lo si conosca come abitante dentro di noi, non lontano.Ed è vero che non lo conosciamo, è sempre antico e nuovo. Per quanto riguarda il problema di Dio che crea il male, pare necessario che sia così perché se no si dovrebbe pensare che il male fosse una realtà esterna alla signoria di Dio. - vs 14: non è una condizione di piccolezza che viene descritta, ma è la condizione estrema, quella in cui si trova Israele. L'"Io" che conclude il cap 41 è molto bello perché ci rimette nella proporzione giusta. - vs 9: parla di città vuotate ed abbandonate per far posto agli israeliti. Ezechia sposta in alto la sua preghiera: è una questione di dei e di Dio. Portiamo al suo altare tutti i nostri cari, le chiese, il mondo intero, chiedendo perdono per i nostri peccati. Nella lettura tradizionale, infatti, dopo il v.24, si rilegge il v.23, perché su tutto domini la speranza che “ogni carne” verrà al Santuario per prostrarsi al Signore. Al vs 11 l'infedeltà dimostra che il Signore ci vuole bene. La misericordia del Signore l'ha soccorsa nella povertà e non aspetta a renderla preziosa e feconda. Nei LXX non c'è "il germoglio del Signore", ma c'è solo "Dio"; il Messia per i Greci è presente in Dio stesso. - vs 20: l'opera di sostituzione di sole e luna col nuovo sole, il Signore, che sarà luce eterna per Gerusalemme, fa si che la luna nuova si può identificare con Gerusalemme stessa che brilla della luce riflessa del nuovo sole e viene resa partecipe dell'eternità del Signore. Quando gli stranieri entrano in Gerusalemme portano ornamenti e ricchezze; quando un fratello entra nella misericordia di Dio, la città di Dio viene arricchita. Solo così può emergere la città che il Signore edifica. GB07568 Il tema di questo Commentario al libro del profeta Isaia è la presenza, in ogni momento della storia umana, del Signore. - Il brano di oggi conferma quanto detto ieri sul pianto. - Si può pensare al mistero della Pasqua, al mistero della croce, che innalza gli umili ed abbatte i superbi. La fede vacilla, ma il vangelo aiuta a stare dentro alla contraddizione della fede. Al vs 16 dice che il nome di Dio è padre e redentore: è forse la prima volta che si dice questo nell'AT. Togliendo il giogo ci ha riconsegnato alla purezza della nostra fede. che sottolineava l'unicità e la grandezza di Dio contrapposta alla nullità della creatura, al nulla delle nazioni, al nulla della terra informe (Genesi). - Al versetto 1 troviamo la grande convocazione delle genti, popoli, terra, universo. Infine (vs 31), c'è la beatitudine di coloro che sperano nel Signore e sanno stare dentro, con mansuetudine, alle loro tribolazioni: il Signore dà loro una forza ed una giovinezza che travolgono ogni limite anagrafico. Mette in luce la deviazione dalla parola di Dio che viene presa in senso legale e non con cuore aperto. - Domani si dirà (vs 19) "Io non ho parlato in segreto", e allora? Da ultimo la tenda, ombra, rifugio, riparo, baldacchino: il Signore vuole custodire il suo popolo. - Ci sono due riferimenti pasquali nel testo di oggi. Quando dice "non c'è più spazio" usa il termine del "sabato" nel senso che non c'è più tempo, si cerca un riposo. - vs 2: è un bel modo di parlare al cuore delle persone. La scrittura va citata con attenzione, non come fa il diavolo oggi nel vangelo. Dio combatte per farci capire che è Lui che organizza il banchetto. - Testo che pone alcune difficoltà; non sembra stia parlando delle sofferenze di questo personaggio. Si parla molto dei figli (Gerusalemme madre che gioisce), oggi si dice "come un giovane sposa una vergine così abiteranno in te i tuoi figli". Il servo, nonostante le sua debolezza è strumento del giudizio di Dio. Preghiamo anche per il padre di Luca Neri, che il Signore ieri ha chiamato a sé. - Viene ripreso il tema del giorno del Signore (vs 18 e 4,1). E' il contrario del giudizio cattivo sul nostro fratello; è la nuova etica che è il riconoscimento da parte nostra di avere tutti bisogno di essere salvati. Bisogna stare attenti al segno giusto, senza voler contare su nostre soluzioni. Geremia dice che Babilonia è stata come un martello nelle mani del Signore (Ger 51), ma abbiamo visto nei giorni scorsi che la scure non è staccata da chi la maneggia e non può insuperbirsi per il lavoro fatto. C'è relazione fra luce e tenebre e la passione e morte di Gesù. Se Dio fosse solo giusto punirebbe, ma è una giustizia che diventa salvezza. Il libro di Isaia è un classico fra i libri profetici. In 1 Pt 3, per confortare i fratelli che sono in grande tribolazione, Pietro dice di non aver paura della gente come fanno gli altri uomini, ma di temere Dio che è nei nostri cuori. - Il canto di Isaia sulla città forte viene subito dopo la descrizione del banchetto sul monte descritto nel brano letto ieri. Bisogna fargli spazio. Già al cap 11 parlava del suo inviato che avrebbe percosso l'empio con la verga della sua parola. Isaia. Così per Artura, che oggi ricordiamo, c'è ancora il dolore, ma la bontà, la bellezza, la gentilezza del suo passaggio fra noi ricordano tanto Gesù e sono per noi un incoraggiamento grande. Ma la parola salvezza è positiva. L'azione del Signore è mettere allo scoperto la fragilità della carne in vista della redenzione. Tante cose belle non hanno ancora raggiunto visibilità. Al versetto 10 del capitolo 36 aveva detto che Sennacherib si era accorto che era Dio che lo muoveva. E' con questo sentimento che le genti approdano a Gerusalemme. La lettera ci dice che la distruzione dei popoli descritta dalle scritture antiche è la distruzione della loro individualità cattiva che deriva dalla mancanza di umiltà. Bisogna stare attenti a come si ascolta il vangelo, perché alla fine non conta tanto la liberazione di Gerusalemme, quanto il modo in cui si comporta il nostro cuore. Essendo qui in tanti a festeggiare papa Giovanni, siamo un po' un'eccezione fra le Chiese; ma in realtà il nostro è un grande privilegio. - Le immagini descritte dal Profeta si riferiscono a luoghi (città, terre, case) ed al loro destino quando sono fuori dalla benedizione di Dio. E' un invito accorato ai suoi figli di non temere nella loro situazione di umiliazione e di dolore, perchè la loro vita è sotto il suo occhio misericordioso. - La memoria di Abramo ci ricorda che la fede è un mistero che ciascuno porta nel suo cuore. Non dobbiamo cercare segni e prodigi grandi; la gioia può essere la semplice comunione con i fratelli. Amore che si dilata a tutti gli uomini e popoli cosicché il castigo e la condanna vengono cancellati e l'umanità redenta. Al vs 35 dice la motivazione dell'azione di Dio per proteggere Gerusalemme: per se stesso e per il suo servo Davide (nel quale si può vedere il Messia). - vs 2: c'è un riferimento a quando Gesù dice che non è venuto a portare la pace, ma la divisione. E' il passaggio dalla creazione iniziale di cielo e terra ad una creazione rinnovata dell'uomo. Noi abbiamo la Parola che ci accompagna tutti i giorni. 1)Nel vangelo la parola dei demoni ("Sei venuto a rovinarci?") Segue poi la descrizione dello sfacelo che ne deriva: scompaiono frutti e gioia. C'è un evidente collegamento con l'Apostolo, dove i Corinti vengono presentati come vergini caste destinate come sposa a Cristo; ed anche col vangelo, dove l'inizio del racconto della Passione ci porta all'origine della nostra fede. - I vs 1 e 2 vanno presi con serietà. Delude le aspettative di grandezza dell'uomo, abbassa il suo orgoglio, lo rende piccolo. Nel crescere della paura finché rimane uno solo si vede molto bene la passione di Gesù. A santa Teresina quando nell'agonia diceva "Mi piace soffrire", le sorelle chiesero: "come mai?" Ognuno di noi ha bisogno di essere aiutato a capire la sua sete; è un problema generale. - vs 3: in greco parla di un popolo povero. Io sono un deserto ma Lui mi fa fiorire, io sono cattivo ma Lui mi fa fare qualcosa di buono, mi insegna le strade per voler bene. La debolezza della donna, la sua disponibilità all'incontro sponsale, molto lontane dalla potenza degli Egiziani, sono una cosa bella. - vs 4: "Spirito di giustizia e spirito di sterminio"; è bello sintetizzare così Pasqua e Pentecoste. Ma non è così, non è che se non fosse successo quest'incidente noi avremmo potuto fare da soli. Siamo quindi convocati dal Signore ad "allargare" la nostra vita per renderla luogo festoso di incontro. Il nonno Tullio è certamente entrato nel Regno; non aveva avuto una forte educazione religiosa, ma aveva fede come un bambino, aveva un forte senso di Dio. Possiamo comunicare la luce solo se fissiamo lo sguardo alla luce vera. Spesso, invece, ci prendiamo troppo sul serio e prendiamo troppo sul serio le cose che accadono. Colpisce che dica: "Quando offrirà se stesso in espiazione, avrà una discendenza, vivrà a lungo". Il vangelo ci aiuta perché ci parla della venuta del Signore in mezzo al suo popolo per guarire, liberare, annunciare la buona novella, con il finale: "Beati coloro che non si scandalizzeranno di me". Forse, collegato al vangelo, significa che non è sufficente lamentarsi, occorre essere consapevoli e mettere in pratica gli insegnamenti del Signore. Con la sua opera Dio imprime alla storia una direzione che nessuno può variare. Spesso siamo tentati di fuggire proprio per questo. Davanti ad un pensiero avverso devi metterti nella categoria del dolore. L'ultima immagine è quella di un pastore che pasce il suo gregge, solleva gli agnelli e conduce in luogo di riposo le pecore madri. E' significativo che questo testo sia richiamato dai vangeli per iniziare a parlare dell'azione di Gesù. C'è un'intenzione decisa di Dio di non abbandonare Israele, che quindi non deve temere ("Io sono con te", vs 10). Chiediamo perdono per ogni resistenza al suo richiamo, per ogni volta che abbiamo opposto ostacoli alla comunione con Lui e alla comunità tra noi suoi servi, e per ogni segno di mormorazione e di maldicenza. - La Parola del Signore gioca un ruolo importante. Poi al vs 16 si parla di creazione, che è fatta proprio per un disegno di salvezza (anche per il nemico, che sempre il Signore ha fatto). - Si possono forse distinguere due parti nel testo. Tutto questo però è all'interno di un testo più complesso, dove troveremo i popoli e le genti. - Anche il brano evangelico aiuta: lì la sofferenza e la tribolazione sono così grandi che chi soffre non ha più la forza di gridare; l'uomo è a terra ed aspetta in un totale bisogno. E' la prova, il crogiuolo dove viene vagliato l'oro. Questo si può collegare a Giuda 23: "salvateli strappandoli dal fuoco"; quindi, un'azione brusca per salvare questi amici. In conclusione, queste figure contrapposte di re sapienti e di empi stolti sono quelle consuete dei libri sapienziali. E' un Dio che fa fiorire: cedendo a Lui ognuno ritrova se stesso. Anche la paura collega i due testi ("palpiterà il tuo cuore dallo spavento"). Poi però il vs 25 dice che tutto cadrà perché il Signore ha parlato. E' interessante che questo cammino abbia un momento di vergogna, un'esperienza del peccato che delude. 5 0 obj Il sangue che cola dal monte è quello di Gesù che si è fatto peccato per noi e ha dato il suo sangue per la salvezza di tutti. Questo si avverte molto nella seconda parte del testo, quando si parla del cessare dei motivi della gioia; si sente una grande partecipazione al dolore, uno struggimento d'amore, ma non condanna. Quindi nel Signore tutti i tempi (un tempo per il pianto, uno per la gioia, ecc. ) Anche se ci sembra che certe vicende siano solo negative, noi non lo sappiamo e comunque nelle nostre esperienze personali, mai il male è solo male; tutto promuove, anche nelle fatiche, un maggiore bene. Questo riscatto provocherà la vergogna per gli idoli che la città si era procurata. Forse per il suggerimento che ci dà il testo ebraico le parole sono rivolte a Gerusalemme stessa, alla sua bellezza, al dono che Dio le fa continuamente prediligendola fra tutte le altre città. - Non è chiaro chi parli dal vs 16 al 19; la nota dice che è il profeta, ma forse può essere anche colui che è stato chiamato "Ciro" che parlerebbe per bocca di Dio. La fede è una cosa, la vita un'altra. Il vs 27 "lingua come un fuoco divorante" indica la qualità bruciante della Parola del Signore. E' sempre la profondissima partecipazione del Signore alle distruzioni ed ai lutti: Gesù per primo è in questo travaglio ed in questo pianto.